23
May , 2013
Thursday

Parrocchia S. Ambrogio

Postato da Rebagliati Riccardo il febbraio - 26 - 2009

Chiesa parrocchiale Sant’Ambrogio

L’originaria chiesa costruita dai vescovi betlemmitani dopo la metà del 1200 era in stile romanico, conforme al bel campanile tuttora visibile; di forma basilicale, aveva tre navate ed era orientata, secondo i canoni dell’epoca, con l’abside a levante. La disposizione dell’attuale chiesa risale al 1655 quando, con radicali lavori di ristrutturazione, vennero “vulturati” il coro e l’ingresso. In tale occasione furono costruite le cappelle laterali e creato uno spazio antistante la facciata che fungesse da sagrato; il magnifico tappeto in ciottoli bianchi e neri che lo decora fu fatto eseguire nel 1759 dalla nobile famiglia Lomellini, e forma un fascinoso luogo scenico i cui fondali sono l’oratorio di S. Giuseppe e il palazzo Lomellini sui lati minori del rettangolo e due palizzate di altre case sui lati maggiori. Non molte simbiosi urbanistiche si direbbero più connaturate di questa, eppure sino a metà Seicento la facciata della chiesa era a ponente e sull’attuale ingresso insisteva l’abside, volta ad oriente giusta antica consuetudine: ex oriente lux. Attorno al 1655 risalgono dunque modificazioni ed aggiunte, ma l’impianto murario essenziale data dal 1535: lo tramanda la lapide della consacrazione di Gio Ambrogio Fieschi, vescovo di Savona (1564-76) avvenuta nel 1565. Si tratta della quarta costruzione di cui si abbia  conoscenza: parte della seconda (sec. XII) è inglo¬bata nelle mura cittadine, mentre u campanin russu appartiene alla terza (sec. XIV). Alla torre campanaria, possente testimonianza del romanico, furono dedicati svariati studi in occasione dei restauri (1970) e però basti dire che essa e assunta a simbolo della cittadina rivierasca. Il campanile, forse originariamente “torre di città”, ha una base in pietra di 5 metri di lato e cinque piani in cotto ornati da ampie ed eleganti trifore e da archetti pensili; sulle pareti sono incastonati bacili di origine moresca, alcuni dei quali sicuramente provenienti dalla regione di Cordoba. La torre, originariamente tronca, si eleva per 30 metri; la cuspide di forma ottagonale, alta 7 metri, fu aggiunta successivamente. Le navate hanno una lunghezza di m. 38,80; il transetto misura m. 19,50; la volta è di m. 12 e la cupola raggiunge i m. 19,50. La facciata, di sapore vagamente barocco, memore, qua e là, di al¬cune basiliche romane, si deve all’arch. Luigi Guglielmo Camogli e risale agli anni 1912-16: fino allora si presentava nella semplice, ma gentile veste settecentesca. Piuttosto movimentata per il triplice ingresso, le due luci ed altri oggetti, la facciata appare impostata su due piani. Il primo, coronato e reso compatto dalla fascia del cornicione, appare giostrato su sei lesene e sulle macchine architet¬toniche dei portali (particolarmente sviluppata quella centrale) occupanti gli specchi formati dalle lesene stesse. Il secondo ordine del prospetto consiste in un riquadro occupato da un bassorilievo con S. Ambrogio mentre battezza S. Agostino e dalla cimasa del timpano, a sua volta caricato da pinnacoli e croce. Sulle navate mi¬nori si erge una balaustra collegata al corpo mediano grazie ad una sobria voluta popolata da quattro statue coi patroni delle confra¬ternite urbane, vale a dire S. Giovanni Battista e S. Bartolomeo (a sinistra); S. Giuseppe ed il B.to Jacopo (a destra). L’interno – lo si intuisce esternamente – è diviso in tre navi voltate a botte, sorrette da colonne marmorizzate. Oltre le navate laterali, notevolmente ridotte rispetto alla mediana, si apre la teoria delle cappelle. L’architettura, piuttosto serrata e veloce per essersi dovuta conformare allo spazio disponibile del precedente tempio romanico, trova uno sfogo nella cupola e nel luminoso presbiterio conchiuso nell’abside semicircolare. Stucchi ed ornati risultano assai poste¬riori all’architettura, risalendo nel complesso agli ultimi decenni dell’Ottocento, quando molte chiese liguri ebbero affrescate le volte e le pareti rimaste candide di calce. Sulla volta maggiore, incastonati in riquadri e modanature architettoniche a trompe d’oil, stanno quattro medaglioni dipinti da Giusep¬pe Isola (1808-93), affreschista genovese di gusto ac¬cademico, molto attivo in Liguria. Eccone i soggetti: S. Ambrogio accoglie i figli dell’imperatore Teodo¬sio (l’interno spoglio e severo dà risalto ai personaggi); S. Ambrogio eletto vescovo di Milano; S. Ambrogio pregato dai milanesi di accet¬tare la nomina; S. Ambrogio battezza S. Agostino. Anche i pennacchi della cupola, riservati ai quattro Evangelisti, sono dovuti all’Isola. I medaglioni del transetto, di epoca successiva, sono opera del savonese Lazzaro De Maestri (1840-1910), ottimo disegnatore. Effigiano soggetti neotestamentari: Le nozze di Cana (in cornu epistulae) e la Pentecoste. Con ogni verosimiglianza l’altare fu progettato contestualmente alla statua mariana per la duplice esigenza estetica e statica: ciò spiega la dispendiosa sostituzione dell’altare seicentesco, acquisito dall’ora¬torio di S. Bartolomeo, dove ancora s’ammira. Anche il pulpito, pregevolissimo, pare doversi attribuire al mede¬simo scultore dell’altare seicentesco. Purtroppo è stato depauperato della scaletta d’accesso. Oltre il sancta sanctorum segnaliamo il catino con la pittura: S. Ambrogio mentre ammonisce l’imperatore Teodosio, dovuta a Giovanni Quinzio (1832-1918), valido affreschista genovese, nonché la Gloria di S. Ambrogio nel riquadro della volta, dovuto al pennello di Andrea Semino (1832-1883). Le pareti presbiteriali pre¬sentano due medaglioni sagomati con la Natività di Maria SS.ma e l’Incoronazione della Vergine coi Santi venerati a Varazze. Percorriamo ora la chiesa, iniziando da sinistra. La prima cappella entrando è dedicata alle “anime espianti” (in origine era dedicata a S. Martino) : segnaliamo la pala di N.S. del Suffragio attribuibile ad un artista del Seicento genovese, una Crocifissione, dignitosa ta¬vola tardo cinquecentesca ancorata a stilemi inveterati nonché un S. Giovanni Battista, buona tela seicentesca. La successiva cappella è resa preziosa dal polittico del 1519 attribuito a Francesco da Milano, proveniente (come la citata Crocifissione ed altre opere) dal tempio precedente. Il riquadro più esteso rappre¬senta il mistero dell’Annunciazione, la cimasa Dio Padre attorniato da cherubini ed affiancato dai SS. Giovanni Battista ed Antonio abate. Segue la cappella di S. Caterina da Siena, con tre statue (quella della Santa è ritenuta opera del Maragliano), poi la cappella di S. Antonio da Padova col suo altare di marmi policromi e la statua proveniente dalla val Gardena; vi sono poi le cappelle al beato Jacopo, a N.S. delle Grazie (una delle più profonde ed interessanti), a N.S. del Carmine, a S. Gregorio, la cappella detta del Crocifisso, quella del S. Cuore di Gesù e la cappella dove fu collocato il polittico di S. Ambrogio con altri santi. Da segnalare che l’ultima campata ospita il battistero con un gruppo del battesimo di Cristo modellato da Antonio Brilla; infine la via Crucis, di Dario Ravano, in cui ogni stazione è composta da un pannello (cm 75×45) di 15 piastrelle di maiolica albisolese.

L'area commenti chiusa.